Lo scorso ponte del 25 aprile ci ha visti partire per due mete molto diverse: la Valle d’Aosta e Genova. Entrambe molto vicine a casa ma entrambe delle “prima volte”, un on the road con micro distanze il primo e quasi tutto a piedi il secondo, abbiamo trascorso due splendidi “weekend lunghi” senza stress.
Ringrazio l’Ufficio Turistico della Valle d’Aosta che è stato estremamente collaborativo e mi ha supportata nella prenotazione delle visite e con utili informazioni che mi fa davvero piacere condividere qui con voi.
QUI e QUI trovate il racconto più interattivo sul nostro itinerario con tanti mini video e tips.
3 sono stati i motivi che ci hanno spinti ad esplorare in castelli in Valle d’Aosta in questa prima parte di ponte che si è rivelato ben poco clemente a livello di meteo, così come purtroppo tutto maggio qui nel nord Italia:
- Accessibilità: la vicinanza alla nostra Brianza e il fatto che in un territorio piccolo ci sia una straordinaria concentrazione di mete che permette di abbattere i tempi di percorrenza e dedicarsi ad un itinerario meno frenetico: la Valle d’Aosta è perfetta se non avete tanta voglia di stare in auto!
- Maltempo non ti temo: i castelli sono una grande risorsa per approcciarsi in una prima conoscenza: sono un monumento “vivente” alla storia locale che raccontano senza essere mai pedanti o didascalici ma in modo appassionante e coinvolgente. Ah, qui non c’è “solo” il classico maniero medievale ma anche castelli leziosi e settecenteschi o che parlano della storia d’Italia recente. Con un meteo poco clemente sono la soluzione ideale per evitare di annoiarsi a casa o prendere l’acqua.
- Family Friendly: La politica della Valle d’Aosta è straordinariamente family friendly: in molti castelli i bambini entrano gratis! Vi suggerisco di consultare il portale turistico ufficiale che è veramente ben fatto: ho creato l’itinerario utilizzando soprattutto questa fonte.
Esplorare la Valle d’Aosta è come fare un viaggio indietro nel tempo, soprattutto quando il percorso si snoda tra antichi castelli immersi in panorami montani mozzafiato. Questa regione, facilmente accessibile dalla Lombardia con solo un’ora e quarantacinque minuti di viaggio dalla Brianza al Forte di Bard, offre una densa concentrazione di fortezze medievali, ideali per un weekend lungo, specialmente durante i giorni nuvolosi o di pioggia, poiché la maggior parte delle attività si svolge al coperto. Siamo rimasti davvero piacevolmente stupiti dall’offerta per le famiglie e contiamo di esplorarla ancora e ancora perché merita moltissimo!
Ah, piccola nota: eravamo già stati al castel Savoia di Gressoney ma se non ci siete mai stati è assolutamente da aggiungere all’itinerario!
Alloggio: Maison Rossett, Nous
Il punto di partenza del nostro itinerario è Nous, un’ottima base per esplorare comodamente tutti i castelli della zona. Qui, il Maison Rossett offre non solo confortevoli sistemazioni ma anche un ristorante eccellente, particolarmente consigliato per chi cerca una cucina raffinata in un ambiente accogliente. Abbiamo gustato una cena da loro l’ultima sera per chiudere al meglio la nostra esperienza valdostana e possiamo solo dire che è stata una scelta azzeccatissima!
Abbiamo molto apprezzato l’atmosfera deliziosamente retrò della struttura e di tutto il borgo.
Proprio a due passi dall’alloggio vi è anche un parco giochi, ottima risorsa a fine/inizio giornata per far giocare i bambini e la presenza di minimarket, bar (colazione e aperitivo fantastici e abbondanti!) e pizzeria, tutto nel raggio di pochi metri, in un borgo molto tranquillo e rilassante, ha reso le giornate ancora più lente e piene di calore familiare, con la sensazione di essere immersi in un ritmo e uno stile di vita ancora a misura d’uomo (e di famiglia).










Giorno 1: Forte di Bard e Castello di Verrès
Mattina: La nostra avventura parte al Forte di Bard, un imponente baluardo militare trasformato in centro culturale. Questa struttura imponente domina la valle dall’alto e ospita mostre d’arte, installazioni e musei che narrano storie di epoche passate. La visita inizia alle 10 e si protrae fino all’ora di pranzo, offrendo una panoramica completa delle esposizioni e della storia del forte.

Il forte di Bard è sicuramente uno dei luoghi più iconici della regione ed è ben noto per essere affascinante per grandi e piccini: ospita spesso mostre, iniziative ed eventi per le famiglie per cui se state programmando di visitarlo con i bambini, vi suggerisco di tenere sempre d’occhio il sito ufficiale con tutte le info sugli orari, i biglietti e appuntamenti specifici.
La visita è modulabile in base agli interessi specifici (ad esempio le prigioni napoleoniche sono un must per ragazzini appassionati di storia ma magari sono meno interessanti per altri appassionati di natura e geologia) ma consiglio di non andare troppo di fretta e prevedere di dedicare al forte almeno 3 ore/una mezza giornata perché ne vale la pena.
Particolare menzione per il Museo delle Alpi che ci ha davvero colpiti per la bellezza e la cura di tutte le installazioni che tra tecnologia e interazione hanno tenuto vivo l’interesse dei bambini in tutte le sale, sia quelle dedicate alla parte naturale che quelle dedicate alla vita della popolazione lungo la storia.









Davvero suggestivi gli ambienti con tanti manufatti del passato che ripercorrono le tappe di una vita vissuta nei secoli scorsi dal fonte battesimale alla tomba ma anche la ricostruzione di una casa alpina, della scuola: la storia non si studia solo sui libri e non è una successione di date e grandi eventi ma il dipanarsi di esistenze, valori, tradizioni che hanno animato il passato e sono una fonte inesauribile per chi è curioso di natura.






Sono rimasta particolarmente colpita dalla sala che riproduce fedelmente due scompartimenti di treno di un secolo fa: l’uno il treno della pace che raffigura l’inizio delle mode di villeggiatura e vacanze montane sulla neve con sci e cartoline e l’altro il treno della guerra con elmetti ed armi perché negli stessi anni, molti giovani non lo prendevano per andare a divertirsi ma per la difesa del proprio Paese, con emozioni e pensieri ben meno spensierati. Un allestimento a mio parere geniale che mostra come un pugno nello stomaco due prospettive opposte ma entrambe legate indissolubilmente alla montagna.

Davvero interessanti anche i sotterranei con le prigioni e tanti pannelli che riassumono la storia del forte, soprattutto nel periodo napoleonico: il forte è l’unico che ha resistito all’assalto delle truppe di Napoleone e che poi è stato distrutto e ricostruito.






Oltre al parcheggio proprio sotto al forte, davvero super spazioso e strategico, segnalo che tutti i castelli che abbiamo visitato in Valle d’Aosta hanno un sistema comodissimo di ascensori che permette di visitarli anche con passeggini, carrozzine e…bimbi pigri o stanchi.

Potete infatti scegliere come noi di salire in ascensore (esperienza che ai bambini piace sempre molto e soluzione scenografica) ma poi scendere lungo le mura con la vista sulla valle per una bella passeggiata dove non può mancare una visita anche al delizioso borgo di Bard, il più piccolo d’Italia con solo un centinaio di abitanti ma ricchissimo di edifici storici dichiarati monumenti nazionali e botteghe dove gustare specialità locali (noi abbiamo gustato delle focacce particolarissime con mele e noci).

Godetevi un pranzo nel pittoresco borgo di Bard, dove potrete scegliere tra diversi ristorantini che offrono piatti tipici della cucina valdostana, perfetti per rifocillarsi dopo una mattinata di esplorazione. Se invece non potete aspettare, anche il forte stesso offre un bar con ottimi panini rustici oppure un ristorante, è davvero attrezzatissimo.




Menzione speciale merita anche lo shop con i souvenir che abbiamo trovato interessantissimo e pieno di chicche proprio per i bambini.



Pomeriggio: Dopo il pranzo, ci siamo spostati verso il Castello di Verrès, a circa 20 minuti scarsi da Bard. Questo castello si distingue per la sua architettura robusta e funzionale, risalente al XIV secolo, è infatti un perfetto “parallelepipedo”.

La visita non è particolarmente lunga, anzi, dura un’oretta per cui va molto bene dopo Bard che richiede molto più tempo e offre un tuffo nella vita medievale attraverso le stanze e le narrazioni storiche che accompagnano il percorso della visita guidata. Verres non è particolarmente decorato e gli ambienti sono austeri e non arredati ma la struttura è davvero maestosa. All’interno l’unico arco moresco della regione e lo scalone nel cortile interno lascia davvero senza fiato.
Il contesto naturale è immerso nel verde e si sale per una stradina un po’ inerpicata ma che attraversa prati costellati di animali e abitazioni rurali, uno scenario molto suggestivo.









Per la cena abbiamo scelto una pizzeria che ci è piaciuta tantissimo, a pochi metri fronte hotel: il N9Nus. La pizza è buonissima, sia le più basic che le gourmet, tanto che siamo tornati la sera successiva.
Giorno 2: Castelli di Fénis, Aymavilles e Saint Pierre
La mattina, dopo una bella colazione e solo 10 minuti di auto, arriviamo al primo castello della giornata sotto un cielo che non promette bene, carico di nuvoloni scuri e un vento fastidioso.



Il Castello di Fénis è famoso per i suoi interni riccamente affrescati e le sue torri merlate. Il tour del castello rivela non solo l’architettura, ma anche le storie delle famiglie che lo hanno abitato.
Fénis, diversamente dalla maggior parte dei castelli, non si erge su un promontorio ma sorge su un tranquillo poggio della Valle d’Aosta. Questo luogo incantevole non era tanto un baluardo di guerra, quanto piuttosto una dimora elegante e un simbolo di potere e prestigio per la famiglia Challant, che lo ha abbellito con imponenti difese e affreschi gotici mozzafiato.
Perché è così speciale? Beh, il Castello di Fénis combina la robustezza di una fortezza con il lusso di una residenza nobiliare. Costruito e ampliato nel corso dei secoli, ogni angolo del castello racconta una storia, dall’epoca di Aimone di Challant che aggiunse torri e mura merlate, fino ai suoi giorni di declino quando le sue stanze regali furono trasformate in stalle e fienili.






Oggi, grazie a un accurato restauro, il castello si presenta in tutto il suo splendore. La visita inizia attraversando la torre d’ingresso con le sue antiche saracinesche, poi si passa alle sale comuni come l’armeria e la cucina, dove un tempo si preparavano i banchetti. Salendo al primo piano, ci si imbatte nella splendida cappella, nelle sontuose sale di rappresentanza e nella camera del signore, dove i dettagli architettonici e gli affreschi narrano l’eleganza e la vita di corte di un tempo.






Il vero gioiello è il cortile interno, dominato dallo scalone adornato dall’affresco di San Giorgio che uccide il drago, uno dei topos medievali classici e dai balconi in legno con incisi proverbi e sentenze morali in antico francese. E non si può lasciare il castello senza ammirare le pareti esterne, decorate con scene dell’Annunciazione e di San Cristoforo, che trasportano il visitatore indietro nel tempo, fino ai primi del XV secolo. San Cristoforo è il patrono dei viandanti ed è dunque una raffigurazione che ritroviamo in tanti altri castelli e dimore nobiliari come saluto beneaugurante per chi lascia il luogo sicuro e si avventura per delle contrade non sempre tranquille.



Dopo Fénis, un breve trasferimento ci porta al Castello di Aymavilles. Sebbene meno conosciuto, questo castello vanta una posizione scenografica con vista sulle montagne circostanti e una storia intrigante legata alle sue diverse fasi di costruzione. Ci è piaciuto inoltre fare un piccolo “break” dal medioevo ed immergerci in questo castello dalle linee aggraziate, anche un po’ leziose se vogliamo, che promettono al visitatore un’atmosfera più da balli in maschera che da sale d’armi.


Durante la nostra visita al Castello di Aymavilles, abbiamo esplorato con grande interesse le mura che uniscono eleganza barocca e robustezza medievale, immerse nei pittoreschi vigneti sottostanti. L’esterno del castello ci ha subito colpito per la sua unicità, mostrando chiaramente le trasformazioni architettoniche apportate dalla famiglia Challant nel corso dei secoli.
All’interno, il castello ha rivelato la sua magia attraverso un percorso museale ben organizzato. Abbiamo iniziato il nostro tour dalle storie delle famiglie che hanno vissuto nel castello, esplorando le sale al piano terra che raccontano le vicende dei Challant e dei Bombrini. Salendo al primo piano, ci siamo immersi nell’atmosfera dell’Ottocento, circondati da collezioni d’arte che parlano di un’epoca di cultura raffinata.






Il vero incanto però si è visto nel visitare il tetto, dove si ripercorrono le tappe costruttive del castello. Costanza è stata completamente rapita dall’audioguida che narrava storie e aneddoti del castello, rimanendo affascinata dall’elegante e quasi fiabesco stile del castello. L’ha apprezzato così tanto che ha insistito per ascoltare ogni dettaglio, percorrendo con attenzione ogni sala.









La nostra visita si è conclusa con una passeggiata nel parco del castello, dove i terrazzamenti e i giardini in fiore offrono una vista spettacolare sui vigneti che circondano la collina. Il luogo è perfetto per chi cerca tranquillità o desidera partecipare a un concerto estivo all’aperto.
Affamati dalle due visite della mattina, non vedevamo l’ora di pranzare e lo abbiamo fatto nel migliore dei modi presso l’Old Grizzly Petit Restaurant, uno dei locali rustici più gettonati della zona, dove abbiamo trovato posto a pelo visto che non avevamo prenotato e avevamo fatto un po’ tardi rispetto alla tabella di marcia. Il servizio è stato veramente gentilissimo e disponibile, il cibo squisito (in particolare io sono stata conquistata dai funghi fritti, un antipasto particolarissimo che non avevo mai provato) ma ad onor del vero abbiamo apprezzato molto tutto, compreso il dolce e l’amaro del posto, ve lo consigliamo vivamente!

Rifocillati, nel pomeriggio siamo ripartiti alla volta del Castello di Saint Pierre, noto per la sua imponente facciata e per il museo di scienze naturali che ospita. Anche qui, vista la scenografica posizione arroccata di vera fortezza, troviamo un ascensore esterno che permette di agevolare l’ingresso a persone diversamente abili, anziani e i bimbi in passeggino.




La visita è molto suggestiva, anche qui la presenza di installazioni tecnologiche e interattive ha reso tutto molto godibile anche per i bambini.









Particolare menzione per una sala che ricrea l’ambiente del bosco in notturna, con i versi degli animali e l’atmosfera davvero realistica (e credetemi, visto che io l’ho sperimentato dal vivo nel parco del Pollino due anni fa!). Spettacolare anche la sala dei ghiacciai e quella a immersione totale che chiude il percorso. Anche la vista dalle mura, che affaccia direttamente sul castello di Aymavilles è davvero mozzafiato.

Abbiamo chiuso la giornata con un piacevole aperitivo al Bar Centro di Nus che è stato davvero come tornare ad un caldo abbraccio, preparandoci a chiudere la giornata, con un’altra bella pizza e tanto meritato riposo.
Giorno 3: Castelli di Sarre, Sarriod de la Tour e Issogne
Il tempo è volato: siamo già all’ultimo giorno del nostro tour e già un velo di malinconia ci avvolge tutti al pensiero di tornare a casa.
La mattina è partita con il Castello Reale di Sarre, noto per le sue collezioni di trofei di caccia della casa reale italiana, i Savoia. Questo castello trasporta dritti nella storia recente del nostro Paese fino agli ultimi giorni della monarchia, essendo il castello preferito di vari regnanti.

Situato in una posizione panoramica che domina la piana aostana, il castello è facilmente raggiungibile da Aosta e rappresenta un perfetto incrocio tra cultura e natura, essendo vicino anche alla zona turistica del Gran Paradiso.
Originariamente costruito nel 1710 e poi acquistato nel 1869 da Vittorio Emanuele II, il castello di Sarre divenne un punto di riferimento per le battute di caccia reali nelle valli vicine. Le modifiche apportate per accogliere il primo re d’Italia hanno trasformato questa dimora in una vera e propria residenza di lusso, con interni ristrutturati e decorati con trofei di caccia che oggi aggiungono un tocco di autenticità storica al percorso museale mantenendo al contempo un’allure rustica.
La nostra visita è stata guidata da un operatore turistico che ha saputo illustrare con dettaglio ogni aspetto storico e architettonico del castello. Al piano terra, abbiamo esplorato le sale tematiche dedicate alla caccia, che illustrano non solo il territorio ma anche le tecniche e le tradizioni venatorie dei Savoia che hanno, paradossalmente preservato le specie presenti, impedendo la caccia di massa che, per fame, abbatteva tutto l’abbattibile.








Salendo al primo piano, ci siamo immersi nell’atmosfera dell’epoca di Umberto I, con gli ambienti arredati secondo l’inventario del 1890, che ci hanno fatto sentire come se stessimo facendo un salto indietro nel tempo. Il secondo piano, infine, offre una cronologia delle generazioni della dinastia sabauda che hanno abitato il castello, dal Novecento fino al secondo dopoguerra, creando un collegamento diretto con la storia italiana più recente.




Dopo un veloce pranzo al sacco, ci apprestiamo a visitare il Castello Sarriod de la Tour, dirimpetto a quello di Saint Pierre del giorno precedente (praticamente ci sono 3 castelli nel raggio di pochi metri e visibili l’uno dall’altro!).




Durante la nostra visita, siamo stati catturati dalla ricchezza storica e dall’eleganza architettonica di questo maniero, situato in una zona tranquilla, anch’essa immersa nei vigneti ma facilmente accessibile dalla strada statale. L’edificio, che risale al XII secolo, si distingue per la sua struttura complessa, con aggiunte e trasformazioni che narrano secoli di storia.
Inizialmente costruito con una torre centrale e circondato da una cinta muraria, il castello ha visto nel 1420 un significativo ampliamento per mano di Jean Sarriod. Questi lavori hanno introdotto elementi distintivi come la scala a chiocciola e le finestre crociate, tipiche del Quattrocento valdostano.











La visita si arricchisce entrando nella “sala delle teste”, famosa per le sculture di teste umane che decorano il soffitto ligneo, un dettaglio unico che affascina per la sua originalità e maestria artistica.

La guida turistica ci ha condotto attraverso i vari ambienti del castello, spiegando le fasi diverse della sua costruzione e gli interventi succedutisi nei secoli, fino alle più recenti aggiunte del XVI e XVII secolo che hanno arricchito il castello di nuovi elementi architettonici. Ogni stanza, con le sue peculiarità, racconta una parte diversa della lunga storia di questo luogo, che è stato testimone di mutamenti politici e sociali nella regione.
Il nostro tour si è concluso con il Castello di Issogne: l’unica tappa che alla fine ha realizzato le premesse di maltempo delle giornate, visto che siamo arrivati sotto una pioggia scrosciante che per fortuna si è trasformata in pioggerella.
Dopo Fenis, Issogne è probabilmente il castello residenziale più iconico della regione, grazie, anche in questo caso alla ricchezza decorativa che lo contraddistingue e sicuramente tra i più visitati. Famoso per i suoi affreschi che ritraggono scene di vita quotidiana del XV secolo, Issogne offre un affascinante sguardo sulla vita dei tempi passati. Personalmente penso si contenda lo scettro del più scenografico appunto con Fenis, se amate il medioevo ma anche l’eclettismo, adorerete Issogne. Inoltre, un altro dettaglio che personalmente ho trovato incantevole è il suo coglierti inaspettatamente: l’esterno si presenta, infatti molto modesto e austero ma appena varcata la soglia si viene subito attirati in un mondo fatato.

Ci siamo trovati nel cortile, circondati dagli edifici con gli stemmi del casato Challant. Superata la pittoresca fontana del melograno, abbiamo proseguito verso l’androne, dove gli affreschi del porticato raccontano con vividezza la vita quotidiana di un tempo, mostrando scene di mercato e mestieri vari. Solo questa parte avrebbe meritato un’ora per osservare tutti i particolari curiosi. Sopra gli affreschi, anche un’altra testimonianza storica rappresentata dai graffiti di ospiti e persone comuni, alcuni antichissimi, altri veri e propri documenti come quello che parla degli effetti dell’avanzata del Protestantesimo nella vicina Svizzera.





Al pianterreno, la sala baronale ci ha colpito particolarmente con il suo camino adornato dagli stemmi degli Challant, affiancati da un leone e un grifone, e le travi del soffitto dipinte con scene di caccia. Proseguendo al primo piano, la cappella con i suoi affreschi e l’altare gotico è stata una vera rivelazione di bellezza e spiritualità. La camera della Contessa, con il suo oratorio decorato, ci ha offerto uno sguardo intimo sulla vita nobiliare dell’epoca.









Al secondo piano, la stanza del re di Francia e quella dei Cavalieri di San Maurizio, con i soffitti a cassettoni e gli arredi eleganti, hanno completato il nostro viaggio attraverso i secoli di questo castello ricco di storia.
La visita è stata arricchita anche dalla scoperta dell’appartamento di Vittorio Avondo, il pittore piemontese che ha acquistato il castello a fine XIX secolo: un’aggiunta recente che offre una prospettiva moderna sull’arte e la cultura del tardo Ottocento che ha riportato in auge il Medioevo nella scrittura e nell’arte con la sensibilità preraffaellita del tempo.




L’esplorazione di Issogne ci ha regalato non solo una lezione di storia, ma anche un’esperienza immersiva nella vita di un tempo che fu, facendoci apprezzare ancor di più la ricchezza culturale della Valle d’Aosta.
Per chiudere la nostra esperienza valdostana, ci attendeva il menù raffinato ma che ha soddisfatto tutti i palati del ristorante del Maison Rossett: una serata davvero deliziosa a lume di candela in cui anche i bambini si sono lasciati avvolgere dal contesto così suggestivo e si sono comportati stranamente bene 😉 Il menu fisso per adulti e bambini comprende varie portate che ci hanno regalato un’overture del gusto valdostano con ingredienti a Km zero, prodotti dall’azienda agricola stessa ed esaltati davvero al meglio dalla cucina superba.

Questo itinerario nei castelli della Valle d’Aosta non è solo un viaggio attraverso il tempo e la storia, ma anche un’opportunità per godere della tranquillità e della bellezza di questa regione, lontano dalle solite rotte turistiche e con tutte le comodità per le famiglie.
Nel nostro giro abbiamo raccolto tanto materiale su altre mete fantastiche anche sul piano naturalistico e non vediamo l’ora di tornare per immergerci in un territorio incredibilmente ricco, quieto e accogliente allo stesso tempo che ci ha conquistati tutti!

2 Comments
Bisogna avere una macchina per tre giorni in val d’Aosta per visitare i castelli o ci sono viaggi organizzati alla scopo!
Noi siamo andati con la nostra auto ma esistono assolutamente anche tour e viaggi organizzati! Qui in Lombardia tra l’altro il Forte di Bard è una meta spesso inclusa nelle gite scolastiche 🙂